Ancora tragedie sul lavoro, ancora operai uccisi!




A poco più di due mesi dalla strage di lavoratori morti asfissiati in una vasca piena di azoto della ditta Lamina di Milano (16 gennaio), dobbiamo nuovamente “aggiornare” la lista delle morti sul lavoro, quelle che il padronato chiama morti bianche.

Il 27 marzo, un operaio cinquantenne incontra la morte al km 24 dell’autostrada A14, viene falciato da un veicolo in corsa mentre stava posizionando la segnaletica stradale nell’area attigua al cantiere. I colleghi hanno chiamato subito i soccorsi, ma per l’uomo non c’è stato nienete da fare.

Il 28 Marzo nel porto di Livorno, in una zona ad altissimo tasso di esplosività, è deflagrato un serbatoio della società Neri, che conteneva acetato di etile, una sostanza altamente infiammabile. Tre operai della ditta livornese Labromare, specializzata in bonifiche ambientali, stavano effettuando lavori di manutenzione sul posto e, per cause ancora da appurare, sono stati investiti dallo scoppio del serbatoio. Un operaio è morto sul colpo, un secondo poco dopo, mentre il terzo risulta gravemente ferito.
Solo il caso ha voluto che lo scoppio del serbatoio non abbia generato un effetto domino in un contesto portuale saturo del GPL proveniente dal raccordo Costiero Gas Livorno (sito a pochissima distanza dalle cisterne Neri), vicino alle cisterne del metanolo del raccordo D.O.C e nondimeno della raffineria ENI!

Il 29 marzo un operaio 56enne di Napoli è rimasto folgorato durante una riparazione della rete elettrica sul raccordo ferroviario di Navile, nei pressi di Bologna. Un lavoratore di un’azienda appaltatrice, e ci teniamo a sottolinearlo perché è noto che il sistema degli appalti e dei subbappalti  riduce ai minimi termini salari, diritti e condizioni di sicurezza dei lavoratori, dove le grandi aziende e multinazionali delegano il lavoro sporco di sfruttamento assiduo degli operai.

Nel frattempo, i lavoratori che si oppongono all’abbassamento degli standard di sicurezza e al non rispetto aziendale delle norme antinfortunistiche vengono sanzionati o licenziati, mentre negli altri casi assistiamo a morti e infortuni.
Le istituzioni e gli organi presposti alla vigilanza si abbassano i pantaloni di fronte all’arroganza del capitale, lasciando gli operai soli a combattere una guerra impari contro i datori di lavoro, a cui interessa il solo profitto a discapito della vita umana. Produrre, nient’altro!
Mentre le istituzioni dichiarano solidarietà alle vittime e piangono lacrime di coccodrillo, i dati parlano chiaro: nel 2017 le morti sul lavoro, definite bianche perché il rosso del sangue è indigesto al capitalismo, sono state 1029, con un aumento del 5,2% in un solo anno!
 
Con questo comunicato ci stringiamo ai familiari e agli amici delle vittime denunciando ancora una volta lo stillicidio di vite umane soppesate con scarsa importanza nella bilancia del profitto.
 
29 Marzo 2018.
 

Basta morti sul lavoro!
Lavorare in sicurezza, lavorare per vivere.
 
FRONTE DI LOTTA NO-AUSTERITY
 
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Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
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