Patto per la fabbrica: il peggio degli ultimi vent'anni in un solo accordo




Il nuovo patto per la fabbrica. La conferma e il rilancio delle nefandezze che Confindustria ha fatto con la complicità (ben pagata!) dei suoi tre dipartimenti di gestione del conflitto: le direzioni Cgil, Cisl e Uil

La nuova intesa tra padroni e sindacati complici riassume i peggiori attacchi ai lavoratori degli ultimi anni. In clima di festa e di reciproca stima i segretari di confindustria e i dirigenti dei tre sindacati confederali siglano il patto che sarà da modello per il legislatore.
In sintesi il documento prevede:
Competitività e Produttività. Presenti nel testo sei volte ciascuna, queste due parole sono le parole protagoniste del documento, nonché elementi imprescindibili a cui legare qualsiasi discorso sugli aumenti salariali. Due parole che rappresentano precisi interessi dei padroni che perseguiranno aumentando lo sfruttamento dei lavoratori.
Testo Unico sulla Rappresentanza (TUR). Con buona pace della falsa retorica democratica e costituzionale, viene blindato ed esteso come modello di rappresentanza il famigerato accordo della vergogna stipulato il 10 gennaio 2014 da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil che esclude i sindacati non allineati, limita il diritto di sciopero nei luoghi di lavoro e la libertà dei delegati.
L'accordo ribadisce la volontà sindacale ad adottare  formule conciliative  e preventive di eventuali divergenze e conflitti, peraltro già recepite ed introdotte nel ccsl nelle fabbriche Fca, limitando l’agibilità delle RSA firmatarie.
Altresì grave la disponibilità ad adottare e suggerire tale testo in sede legislativa ai parlamentari neo-eletti.
Alternanza scuola/lavoro. Viene riconfermato il percorso di alternanza scuola/lavoro, che dietro alla falsa esigenza di una migliore pertinenza formativa col mondo del lavoro, consegna nelle mani dei padroni gli studenti delle scuole superiori e delle università affinché siano sfruttati gratuitamente e, come purtroppo hanno spesso raccontato le cronache, a rischi per la propria sicurezza e salute; al contempo si priva la scuola di quella funzione di sviluppo del pensiero critico e indipendente per lasciare il posto alla formazione funzionale alle aziende e al loro sistema di sfruttamento.
Il tutto sarà sostenuto da Fondimpresa, a suo volta sostenuta dalla bilateralità contrattuale coi soldi dei lavoratori (prelevati occultamente) e dei padroni (che quindi non andranno nelle tasche dei lavoratori).
Tutto questo si tradurrà in un aggravio del lavoro degli insegnanti, obbligati dal nuovo contratto nazionale a rendere omaggio all’alternanza scuola-lavoro con ore di lavoro straordinario sottopagate (mentre miliardi vengono regalati alle imprese!).
Contrattazione collettiva. Si va verso l’obiettivo tanto ambito dai padroni da almeno vent’anni: lo spostamento dalla contrattazione nazionale verso quella aziendale, con l’inevitabile effetto di indebolire i lavoratori dividendoli, infatti, solo nelle grandi aziende (un’esigua minoranza) sarà possibile ottenere qualcosa nella contrattazione aziendale, per tutta la restante parte di lavoratori varrà la contrattazione nazionale sempre più indebolita e svuotata di contenuti.
Trattamento economico minimo. Il salario minimo verrà affidato alla depotenziata contrattazione nazionale e sarà il riferimento al ribasso delle contrattazioni aziendali per quelle poche realtà che potranno permetterselo.
Salari legati all’andamento inflattivo. Nel documento si manifesta l’intenzione di estendere a tutta la contrattazione collettiva il meccanismo, già presente in alcune categorie come chimici e gomma-plastica, di subordinazione degli aumenti salariali all’andamento inflattivo, nello specifico all’indice IPCA che non computa il prezzo dei carburanti. In questo modo nemmeno quei risibili aumenti che saranno concessi nei contratti nazionali saranno più certi. Ad esempio, potrà succedere come ai lavoratori del settore gomma-plastica, che i padroni si riprendano una parte dell’aumento previsto dal CCNL di categoria.
Partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa. Si apre all’introduzione di sistemi di partecipazione dei lavoratori all’organizzazione e agli indirizzi strategici delle aziende. Questo strumento non sarà altro che un metodo di assorbimento del conflitto attraverso la condivisione di responsabilità che sono esclusivamente dei padroni.
È inoltre legittimo sospettare che questo aprirà la strada per l’istituzione di nuovi enti bilaterali che genereranno soldi e poltrone per le burocrazie sindacali a discapito dei lavoratori.
I padroni non coinvolgeranno nessuno nelle questioni organizzative, se non nell’ambito della difesa e dell’incremento dei loro profitti, che derivano dallo sfruttamento degli operai; né tantomeno condivideranno realmente le scelte di indirizzo strategico con i lavoratori.
Welfare contrattuale. Il documento annuncia un maggior coordinamento e consolidamento del welfare contrattuale, legato ai soli lavoratori dipendenti, a discapito del welfare pubblico e universale di tutti. Si chiederanno defiscalizzazioni allo Stato con la conseguenza di togliere risorse alla sanità pubblica: Un business per i padroni e, attraverso gli enti bilaterali che gestiranno il welfare contrattuale, per le burocrazie di Cgil, Cisl e Uil.
Transizioni occupazionali e lavorative e licenziamenti. Viene rimarcata la co-gestione delle crisi aziendali, delle transizioni occupazionali (da lavoratori con tutele a lavoratori senza tutele) e dei licenziamenti, legando l’erogazione di ammortizzatori esclusivamente all’ambito interconfederale. Il testo esplicita testualmente che “L'introduzione della possibilità di utilizzare l’Assegno di Ricollocazione (ADR)[…], dovrà comunque avvenire in coerenza con le intese contenute nell'accordo interconfederale dell'1 settembre 2016”.
Tradotto: nessuna lotta in caso di crisi in cambio di una fetta di torta per i sindacati!
 
Questo “Patto”racchiude in sé le peggiori porcherie architettate negli ultimi dieci anni dalla premiata ditta Confindustria-Burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil, sotto l’egida di uno Stato prono al Capitale che si adopererà sia normativamente sia economicamente per garantire profitti sicuri e senza conflitti ai padroni e per mantenere l’elefantiaca macchina dell’oligarchia sindacale delle organizzazioni complici.
 
IL PATTO PER LA FABBRICA AVRÀ CONSEGUENZE GRAVI CHE SI PROTRARRANNO SULLE GENERAZIONI FUTURE

RIFIUTIAMO TUTTO QUESTO!
UNIAMO LE FORZE E RILANCIAMO LE LOTTE!

 
Fronte di Lotta No Austerity
www.frontedilottanoausterity.org

 


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
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