TRANSCOM BARI: QUANDO LA MAGISTRATURA SI METTE AL SERVIZIO DEI PADRONI




È proprio così, in data 06.12.17, il giudice Assunta Napoliello, del  Tribunale di Bari Sezione Lavoro, ha rigettato il ricorso (ex art. 700) presentato da 10 lavoratori Transcom, ricorsi in giudizio dopo che la multinazionale dei Call Center aveva inviato loro delle lettere di trasferimento dalla sede di Bari, dove sono residenti, alla sede di Lecce.
Dal primo momento, è apparso evidente che l’intento di questo trasferimento aveva un fine “punitivo” e non era altro che un licenziamento mascherato messo in atto dalla dirigenza della Transcom. Infatti, non a caso, i Lavoratori interessati da questo trasferimento appartenevano tutti ad un nucleo distinto di persone che si erano rifiutate di passare, recentemente, dall’area aziendale delle commesse private, a quella che si occupa delle commesse pubbliche (scissione societaria tra pubblico e privato avvenuta nel 2015). La scelta di questi lavoratori era dettata dal semplice fatto che la commessa pubblica (INPS-INAIL), ormai scaduta a giugno 2016, per poi essere solo prorogata di 6 mesi in 6 mesi, fino a giugno 2018, non avrebbe garantito  loro la continuità lavorativa, non rassicurata neanche dalla clausola di salvaguardia, la quale contiene numerose lacune. Come spesso avviene nel settore outsourcing dei contact center, si vive in una totale e continua precarietà generata da continui cambi di appalto, dove i diretti responsabili sono i committenti, a partire dagli enti pubblici, che spesso finanziano con denaro dei contribuenti dei veri e propri laboratori di sfruttamento e ricatto. Tra l’altro, proprio rispetto alla commessa INPS-INAIL, da novembre 2016, l’allora amministratore delegato Transcom, Roberto Boggio, è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver fatto lievitare i costi della commessa dal 2010 al 2016 da 120 milioni a 450 milioni.

I LAVORATORI TRANSCOM AVEVANO TUTTI I LORO BUONI MOTIVI
PER RIFIUTARE IL PASSAGGIO ALLE COMMESSE PUBBLICHE


Il giudice, non ha voluto sentire ragioni e con una sentenza approssimativa, dove si è voluto dare seguito solo alle memorie difensive della Transcom (praticamente riportandone la cantilena…), ha rigettato il ricorso dei 10 lavoratori condannandoli inoltre alle spese processuali.
L’azienda, dal canto suo, non ha aspettato un attimo e ha subito chiamato a prestare servizio i 10 lavoratori, di cui 8 donne molte tra loro mamme, presso la propria sede di Lecce (200 km da Bari). La Transcom, inoltre, dopo ad aver rifiutato in precedenza la richiesta per il tele lavoro (alcuni dei 10 ne avevano diritto - L.104), non contenta  ha rifiutato una legittima richiesta di ferie da parte di questi lavoratori e ha dato loro turnazioni tutte differenti su 7 giorni anche con turni serali costringendoli, eventualmente, a recarsi al lavoro (Lecce) ognuno con il proprio mezzo. Interessante evidenziare che tra i testimoni indicati da Transcom in sua difesa , era presente il segretario regionale UILCOM (sic!)

COME VOLEVASI DIMOSTRARE L’INTENTO
 DELLA TRANSCOM ERA SOLO QUELLO DI LICENZIARE!


Con la chiara impossibilità, rispetto alle esigenze familiari ed economiche, 5 dei 10 lavoratori  hanno già deciso di dimettersi e per i rimanenti sarà veramente dura riuscire a trovare un modo per resistere fino all’eventuale ricorso. È evidente che in un settore dove in ogni sede è possibile operare in cuffia senza alcun problema, la prassi dei trasferimenti è solo che una vergognosa modalità di licenziamento mascherato. La stiamo vedendo utilizzata in questi giorni anche da Almaviva dopo che  153 lavoratori (dei 1666 licenziati in tronco dopo avere rifiutato tagli allo stipendio e il controllo a distanza) hanno vinto il reintegro su Roma, l’azienda ha informato loro che dovranno prendere servizio presso la sede di Catania, oppure anche da Sky dove un gruppo di lavoratori sta resistendo, in attesa anch’essi di giudizio, ad un trasferimento da Roma a Milano.

TUTTO CIO’ NON SONO ALTRO CHE BARBARIE COMMESSE DAI PADRONI CONTRO I LAVORATORI, BISOGNA AL PIU’ PRESTO UNIRSI ED INTENSIFICARE LE LOTTE!


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
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