Respingiamo con forza la pessima ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL telecomunicazioni!




 “IPOTESI”  DI ACCORDO PER IL RINNOVO DEL CCNL DELLE TELECOMINICAZIONI

CON UN SOLO COLPO PADRONI E SINDACATI TENTANO DI RACCHIUDERE, ALL’INTERNO DELLA CORNICE DEL CCNL, TUTTI I TENTATIVI DI DEROGHE SALARIALI E NORMATIVE CHE HANNO CARATTERIZZATO IN NEGATIVO LE NUMEROSE VERTENZE DEL SETTORE, IN PARTICOLAR MODO NEI CALL CENTER
 
v PARTE ECONOMICA : UN’ELEMOSINA, CON L’INTRODUZIONE DI NUOVI ELEMENTI CHE PUNTANO A STRAVOLGERE IL MODELLO SALARIALE

L’ipotesi di accordo prevede un aumento salariale di 40 euro suddiviso in due tranche, più l’erogazione di 10 euro all’interno di un nuovo elemento ERS (Elemento Retributivo Separato) pari a 10 euro, entrambi per un full time 5° livello (evidenziamo che per le attività in outsourcing, nella quasi totalità, il livello massimo riconosciuto è il 3°, rendendo ancora più irrisorio l’aumento salariale che si basa da anni prevalentemente sugli scatti di anzianità, i quali però hanno il blocco dopo il 7°scatto). L’introduzione di questo nuovo elemento, ERS, ha uno scopo ben preciso, ed è quello di smantellare il modello salariale fin ora conosciuto all’interno del CCNL, infatti tutta la parte economica che verrà introdotta in questo elemento (per ora solo 10 euro…) essendo appunto “separata”, non rientrerà nel calcolo di nessuna voce retributiva dei lavoratori, cioè 13°/14°, TFR, straordinari, maggiorazioni ecc. E’ evidente che questa nuova formula salariale è stata introdotta con l’intento di abbattere il costo del lavoro, per ora la sua consistenza è pari solo a 10 euro, ma nel prossimo futuro vi verrà travasata dentro gran parte del salario.
Introduce, come ormai nella totalità dei CCNL di categoria, cosiddetti aumenti salariali attraverso il welfare aziendale in questo caso pari a 120 euro. Oltre a non esserci nessuno controllo sugli effettivi versamenti di questi bonus, la pratica del welfare aziendale viene utilizzata esclusivamente per togliere salario reale dalle tasche dei lavoratori a favore della sanità privata e delle organizzazioni sindacali.    
Non prevede nessuna tantum per colmare il ritardo del rinnovo contrattuale.    
Infine si evince una chiara intenzione di valorizzare la contrattazione di secondo livello, dove a seconda dei diversi contesti organizzativi aziendali e delle corrispettive “esigenza di flessibilità” (sic!), sarà previsto un riconoscimento economico in cambio di efficienza e produttività misurabili. Ci vengono subito a mente tutte le attività del settore in outsourcing, call center in testa dove non è mai esistita una contrattazione di secondo livello, e se mai verrà introdotta con questa modalità, verrà utilizzata al solo scopo di continuare a vessare  e sfruttare i lavoratori attraverso un vero e proprio lavoro a cottimo.

v PARTE NORMATIVA : VERRANNO RECEPITI TUTTI GLI ACCORDI INTERCONFEDERALI E LE NUOVE LEGGI SUL LAVORO.

Nelle linee guida dell’ipotesi di accordo riguardante la parte normativa, viene chiaramente inteso che verranno recepite tutte le norme degli accordi interconfederali e delle nuove legge sul lavoro, come i demansionamenti, contratti a tutele crescenti, controllo a distanza; la creazione di normative ad hoc per il settore dei call center, soprattutto in outsourcing, al fine di incrementare flessibilità e produttività; la nascita di enti bilaterali aziende-sindacati, che finanzieranno i sindacati attraverso la gestione degli strumenti di welfare : un armamentario in mano ai padroni per generare ulteriori tagli anche attraverso la “pace sociale”.  

UN’IPOTESI D’ACCORDO DA BOCCIARE E RIMANDARE CON FORZA AI MITTENTI

QUESTO “ACCORDO DI PROGRAMMA PER IL RINNOVO DEL CCNL” TRADISCE LE DURE LOTTE DEI LAVORATORI DEL SETTORE E PREMIA L’ARROGANZA E LA PREPOTENZA DI PADRONI SENZA SCRUPOLI CHE SI RIEMPONO LE TASCHE ABBATTENDO E SMANTELLANDO IL COSTO E LE CONDIZIONI DEL LAVORO.

OUTSOURCING : TRA  RICATTO E SFRUTTAMENTO

Nel settore delle telecomunicazioni e soprattutto nelle attività di outsourcing, nello specifico nei call center, da anni si vive in una situazione di totale sfruttamento e precarietà dei lavoratori e delle lavoratrici, che avviene con pratiche di ricatto e prepotenza. Sono molti gli esempi a partire dal caso Almaviva Roma dove nel dicembre del 2016,  1666 lavoratori sono stati licenziati per “essersi permessi” di dire NO ad un continua ed esasperata rincorsa all’abbattimento del costo del lavoro da parte della famiglia Tripi, con richieste di deroghe salariali (-16%) e normative (controllo a distanza). Alcune settimane fa 153 ex lavoratori Almaviva sono stati reintegrati dal tribunale di Roma in quanto il giudice ha sentenziato che il licenziamento è avvenuto sotto ricatto salariale.
Un altro esempio di sfruttamento lo abbiamo con i lavoratori del contact center di GSE, società di energie rinnovabili al 100% pubblica, attività esternalizzata e negli anni, tra un cambio di appalto e l’altro: ai lavoratori non sono stati riconosciuti gli avanzamenti di livello e gli scatti di anzianità. Oltre a continuare una dura lotta, i lavoratori stanno vincendo un percorso legale sull’interposizione di manodopera, con una prima sentenza vinta in cui il giudice ha dichiarato illecito l’appalto. Anche se i lavoratori GSE sono inquadrati con il contratto metalmeccanico, momentaneamente, in attesa della conclusione del percorso legale, sono dipendenti Almaviva, vincitrice dell’appalto, e si stanno battendo, con ottimi risultati, contro il tentativo della società della famiglia Tripi  di stravolgere alcune questioni normative (part time, pausa mensa, ecc.).
Altra pratica di ricatto utilizzata, anche in altri settori, è quella del trasferimento, che di fatto è un licenziamento mascherato: lo stanno subendo dei lavoratori e lavoratrici della Transcom di Bari ai quali è stata imposto un trasferimento nella sede di Lecce. Oltre alla dura lotta sindacale intrapresa da questi lavoratori, anch’essi hanno intrapreso un difficile percorso legale per farsi riconoscere l’illegittimità di questi trasferimenti.
Ogni anno le multinazionali del settore generano profitti anche attraverso le delocalizzazioni di attività e, notizia di questi giorni, il governo ha presentato in parlamento un emendamento (modifica art. 24 bis decreto legge n.83 22.06.12) che, se approvato, esonererebbe le aziende committenti, che svolgono attività di call center, dall’obbligo di informare gli utenti sul paese dove fisicamente l’operatore presta servizio. Questo sarebbe un nuovo regalo all’imprenditoria del settore, basti pensare che solo da qualche mese sono stati resi operativi i controlli e le sanzioni per le aziende che omettevano l’informativa all’utenza: ci troveremmo di fronte, quindi, ad una doppia beffa. Inoltre le aziende, avendo meno obblighi sulle delocalizzazioni,  genererebbero altri sfacelli sociali e il continuo peggioramento della qualità del servizio.

I PADRONI SI ORGANIZZANO CON PIATTAFORME COMUNI CHE LE DIRIGENZE SINDACALI CONDIVIDONO TRADENDO LE VOLONTA’ DELLA BASE DEI LAVORATORI

E’ purtroppo proprio vero: i padroni, a differenza dei lavoratori, sono stati in grado di organizzarsi in modo da  costruire piattaforme unitarie e modalità comuni per attaccare i salari e le condizioni di lavoro, e nel comparto delle telecomunicazioni queste prassi unitarie, oltre ad essere evidenti nella realtà dei fatti, sono chiaramente ben orchestrate all’interno dell’associazioni padronali, basta vedere quali sono i personaggi che aderiscono agli organi statutari di ASSTEL (organizzazione padronale del settore). Come presidente in carica abbiamo nientepopodimeno che Andrea Antonelli, Presidente di Almaviva Contact (altri 3 componenti Almaviva, tra cui l’A.D. Marco Tripi, fanno parte degli organi statutari), e nel consiglio di presidenza abbiamo tutti gli attori delle principali società delle telecomunicazioni: Vodafone, Ericsson, Tiscali, Wind Tre, Fastweb, Bt e Comdata, a rappresentare quest’ultima c’è il suo amministratore delegato Massimo Canturi che pochi giorni fa, sulle pagine del Corriere della Sera, ha lanciato una “nuova idea” , la chiamata in diretta streaming tra gli operatori e gli utenti! Con la scusa di favorire  l’utenza tentano, in ogni settore, di vessare sempre di più i lavoratori, nel caso specifico con nuovi strumenti di controllo a distanza.
A tutto ciò non si può che rispondere continuando con i percorsi di lotta intrapresi nelle varie realtà del settore, ma facendo un passo in avanti, cioè tentando di connettere ed organizzare tutte le realtà sindacali, comitati ma anche le individualità che sono contrarie agli accordi che fin ora hanno penalizzato i lavoratori con licenziamenti, tagli salariali e normativi. La votazione riguardante l’accordo di programma per il rinnovo del CCNL è un’ottima occasione per convogliare tutte le  forze per tentare di respingere questo ennesimo accordo della miseria, e per buttare giù le basi per la costruzione di un coordinamento nazionale di tutte le realtà del settore.

RESPINGIAMO L’ACCORDO DI PROGRAMMA PER IL RINNOVO DEL CCNL TLC
ORGANIZZIAMOCI PER UN FRONTE AMPIO DI LOTTA!
 
FLMU - CUB settore TLC
Lavoratrici e Lavoratori TLC del Fronte di Lotta No Austerity
Comitato lavoratori Transcom di Bari

Ex Lavoratori Almaviva
Clash City Workers
Lavoratori TLC gruppo Sky
Lavoratrici del Call Center  Alitalia (Cub Trasporti)



Per adesioni scrivere a info@frontedilottanoausterity.org


 


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
URL di riferimento: http://frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News&action=viewnews&news=top_1513246333