Solidarietà a Claudia: il comunicato delle Donne in Lotta sui fatti di Parma


CONDANNATI IN PRIMO GRADO GLI STUPRATORI DI CLAUDIA!
IL FRONTE DI LOTTA NO AUSTERITY RINNOVA SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO: CHI STUPRA NON È UN COMPAGNO!

#CLAUDIANONSEISOLA




PROCESSO DI PARMA, SOLIDARIETÀ A CLAUDIA
NON CI SONO SCUSE: FUORI DAI MOVIMENTI!
 
 
Sta per concludersi il processo per stupro a Claudia, avvenuto nel centro sociale Raf (Rete AntiFascista) di Parma. Non vogliamo riparlare della dinamica agghiacciante, degli orribili dettagli che sono emersi, degli anni di insulti, minacce e offese perché significherebbe sottoporre ancora questa giovane ad altra violenza ed oppressione.
Vogliamo invece esprimere a questa giovane donna tutta la nostra solidarietà, sperando di darle abbastanza forza per concludere questa battaglia condotta silenziosamente e in solitudine per tanti anni (i fatti risalgono al 2010) ed emersa per cause non ascrivibili alla ragazza (nel 2013 a seguito di una indagine per altri fatti). Nonostante quanto già subito, a Claudia è stato chiesto, anzi intimato, di tacere per non diventare un’infame, per non danneggiare questi presunti “compagni”, per difendere “l’immagine” del movimento nel suo complesso. Anziché prendere le distanze da chi ha offeso il movimento stesso con i suoi atti violenti, anziché denunciare uno stupro e manifestare solidarietà ad una donna, una compagna offesa nel più crudele dei modi, si è scelto di allontanare la vittima e di marchiarla come una traditrice. Immaginiamo con rabbia la doppia violenza che questa donna ha dovuto subire: prima violentata selvaggiamente, poi pretestuosamente accusata di essere un “infame” per la sua legittima denuncia. Come se un operaio, bastonato dal padrone sul luogo di lavoro, dovesse temere di essere accusato di “infamia” se denunciasse il fatto alle istituzioni borghesi, per tutelare la sua persona.
Ci sono nei movimenti, così come in molte organizzazioni di lavoratori e lavoratrici, uomini e donne, che, non comprendendo il problema del maschilismo nella nostra società, non comprendono la gravità di quanto accaduto, ma continuano ostinatamente a coltivare omertà e conformismo al peggior moralismo borghese. Questo atteggiamento nasce dall’idea illusoria e sbagliata che ci possano essere spazi in questo sistema immuni dai mali connaturati al capitalismo: il maschilismo così come l’omofobia o il razzismo, sono parte del sistema in cui nasciamo, cresciamo e veniamo educati; non è sufficiente dichiararsene immuni o apporre una targa su un luogo per allontanarli.
Come Donne in lotta non ci serve la sentenza di un tribunale borghese per sapere da che parte sta la ragione: stiamo conducendo una battaglia quotidiana e costante, attraverso la formazione, attraverso la denuncia politica, attraverso l’intolleranza anche del più piccolo gesto o atto perché non si cerchi più di sminuire la portata di fatti del genere o di insabbiarli in nome della tutela “politica” delle organizzazioni.  


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
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