Costruiamo un fronte di lotta che unisca lavoratori, precari e disoccupati!




COSTRUIAMO UN FRONTE DI LOTTA CHE UNISCA
LAVORATORI, PRECARI, DISOCCUPATI !

 
Cambiano i governi delle classi dominanti, ma per i lavoratori e i disoccupati la musica resta la stessa.
Al posto del bullismo renziano è subentrata l'acqua cheta gentiloniana, ma la politica di attacco alle condizioni di vita e di lavoro di donne e uomini rimane immutata.
Così com’è immutata la linea interventista del governo italiano negli scenari di guerra internazionale. Sembrano due aspetti scollegati tra loro ma in realtà non lo sono: spremere di più i proletari vuol dire anche liberare risorse per investire in armi e guerre imperialiste, economicamente vantaggiose. Così massacri, migrazioni forzate, schiavismo diffuso a ogni latitudine diventano funzionali all'arricchimento delle oligarchie borghesi; per questo motivo oggi non si può non vedere il legame capitalismo-guerra-sfruttamento: solo attaccando questa catena di schiavitù gli sfruttati possono riscattarsi.
In Italia il tasso di disoccupazione “ufficiale” è leggermente sceso nel 2015, quando padroni e padroncini hanno potuto beneficiare degli sgravi fiscali e contributivi per le “nuove assunzioni” portati loro in dote dal Jobs Act di Renzi. L'anno appena trascorso, una volta terminati questi benefit, ha visto la ripresa del trend della disoccupazione di massa, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni.
Il livello di disoccupazione per la fascia d'età che va dai 15 ai 24 anni (senza contare gli “inattivi”, cioè quelli che hanno ormai rinunciato alla ricerca di un lavoro “normato”, che sono una fascia ormai molto ampia della popolazione in età da lavoro) si è attestato nel 2016 su un dato nazionale del 34,3%; con il Nord Italia al 24,6%, il Centro al 33,9%, il Mezzogiorno al 46,6% (Dati ISTAT).
Senza contare il precariato sistemico, gli strumenti di precarizzazione e sfruttamento (Jobs Act, contratti a progetto, subappalti, sistema scuola-lavoro, Bolkestein, eliminazione delle tutele), il lavoro “nero” che la fa da padrone ed il prolungamento dell'età lavorativa, ottenuto con le ultime tre vergognose riforme pensionistiche. Tutti fenomeni legati tra loro che schiacciano il livello di vita di intere generazioni.
Inoltre gli occupati stanno in questi anni subendo una spietata offensiva padronale fatta di licenziamenti, anche politici e collettivi, esternalizzazioni del lavoro, smantellamento progressivo dei CCNL e il loro drastico peggioramento, le leggi anti-sciopero, gli attacchi alla libertà di dissenso e alla capacità di mobilitazione sindacale riservata ai sindacati complici e alle burocrazie sindacali para-statali.
Non mancano dunque gli argomenti per mobilitarsi! I proletari sono la maggioranza della popolazione, ma sono divisi, e privi di un punto di riferimento organizzativo, tartassati e spesso purtroppo anche ingannati da vie di fuga corporative e opportunistiche.
Il sistema ha operato cinicamente per contrapporre i disoccupati italiani contro gli immigrati, i giovani precari contro i loro “padri” (che vedono la pensione col binocolo), gli occupati della grande impresa contro quelli delle ditte artigiane, favorendo strumentalmente gli egoismi individualisti e una dinamica isolata e perdente delle vertenze.
E' ora di dire basta alla guerra tra poveri, unendoci da protagonisti al di fuori di ogni logica corporativa e
aziendale, in un fronte di lotta per strappare un salario minimo per tutti, una riduzione generalizzata dell'
orario di lavoro a parità' di salario.
Tra le forme di resistenza immediata contro la disoccupazione sistemica individuiamo la riappropriazione dei beni comuni, dei terreni abbandonati e delle case vuote, l’autoproduzione agricola, le mense popolari,
l’autogestione delle fabbriche in dismissione.
Inoltre sosteniamo come proposta sociale e politica il salario minimo garantito per i licenziati, i disoccupati e gli inoccupati disponibili al lavoro, i precari, gli occupati e i pensionati sotto la soglia di sopravvivenza. Questo "minimo" deve essere una cifra adeguata alla sopravvivenza dignitosa, per la quale si deve lottare, quindi non inferiore ai 1200 euro al mese.
Il Fronte Di Lotta No Austerity invita tutti i lavoratori, precari, disoccupati, studenti a costruire una rete nazionale (e non solo), realizzando sportelli popolari, assemblee e iniziative pubbliche, per sviluppare il dibattito su questi temi ed organizzare lotte unitarie e solidali in ogni città', in ogni azienda, in ogni quartiere.
 
FRONTE DI LOTTA NO AUSTERITY


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
URL di riferimento: http://frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News&action=viewnews&news=top_1490003537