Non una di meno per aborti clandestini!




Il 25% della popolazione mondiale vive in regimi giuridici che proibiscono l’aborto o lo permettono soltanto se è a rischio la vita della donna. Nonostante ciò le statistiche ufficiali dicono che ogni anno circa 44 milioni di donne nel mondo decidono di interrompere volontariamente la loro gravidanza, la maggior parte di esse vive in Paesi in via di sviluppo dove appunto la legislazione è più rigida su questo tema.
Dunque ciò che le leggi impongono influisce poco o nulla sul numero di aborti, ma incide tragicamente sulle condizioni di sicurezza in cui l’intervento è realizzato: infatti nei Paesi dove l’aborto è illegale, le donne ricorrono alla clandestinità incorrendo spesso in situazioni di rischio. In altre parole, la penalizzazione dell’aborto non implica che le donne desistano dall’abortire, ma solo che lo faranno in condizioni meno sicure e con conseguenze molto gravi.
Secondo le informazioni dell’Oms gli aborti che avvengono senza le necessarie condizioni igienico sanitarie provocano la morte di 47.000 donne ogni anno, mentre altri 5 milioni di donne subiscono lesioni irreparabili. Si tratta per lo più di giovani donne povere che non hanno le risorse economiche per accedere, seppur nella clandestinità, a mani esperte e professionali.
Permettere alle donne di ricorrere liberamente all’aborto è solo un passo verso la soluzione di un problema molto più profondo che riguarda le condizioni in cui le donne vivono la maternità: spesso non è frutto di una decisione, ma di una violenza oppure dell’impossibilità di accedere ad una corretta educazione sessuale o alla contraccezione. Ma anche quando la maternità è una scelta, la mancanza di aiuti economici, la difficoltà di accedere alla sanità, all’istruzione o al mondo del lavoro, impediscono alle donne di vivere questa scelta serenamente.
In tutto il mondo le donne da anni ormai stanno lottando contro l’ineguaglianza, il maschilismo e per l’aborto legale. Solo quest’anno a maggio, le donne irlandesi hanno conquistato il diritto all'aborto, mentre l'Argentina è diventata il simbolo della lotta per la legalizzazione dell'aborto, dato che l'8 agosto in più di un milione di persone ha manifestato a favore della legalizzazione e, sebbene il Parlamento abbia voltato le spalle alle rivendicazioni delle strade, la battaglia continua con forza. E quarant’anni fa proprio una lunga battaglia condotta dal movimento di lotta delle donne e appoggiata da una grossa parte del movimento operaio, portò all’approvazione della legge 194/78 con la quale in Italia non solo diventa legale l’aborto, ma si compie un considerevole passo avanti nell’autodeterminazione sessuale femminile attraverso la creazione dei consultori pubblici e l’istituzione di servizi per la promozione della procreazione responsabile, dell'educazione sessuale e della prevenzione dell'aborto. 
Il 28 settembre, giornata internazionale di lotta per l'aborto, le donne saranno di nuovo nelle strade, in Paesi diversi, per chiedere la depenalizzazione e la legalizzazione dell'aborto e per gridare: aborto legale, gratuito e sicuro!
 
Donne in Lotta - FLNA


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
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