VERTENZE ALMAVIVA, GSE, TRANSCOM: TENACIA, LOTTA E SOLIDARIETÀ! L'ESEMPIO DA SEGUIRE PER UNA BATTAGLIA DA SOSTENERE!




Tre storie di call center che parlano di appalti, sfruttamento, ricatti e licenziamenti dove lo Stato ne è il primo colpevole lasciando agire società senza scrupoli all’interno di un mercato in cui l’estrema concorrenza genera un incontrollato dumping sociale, dove a farne le spese sono solo i lavoratori e le lavoratrici, tra l’altro, spesso, le commesse gestite da queste società sono di natura pubblica rendendo ancora più gravi le responsabilità dei vari governi.
Stiamo parlando di Almaviva Roma, GSE (società energie rinnovabili 100% pubblica) e Transcom di Bari, la prima nel dicembre del 2016 licenziò in tronco 1666 lavoratori e lavoratrici “colpevoli” di aver rifiutato delle deroghe al contratto riguardo al salario e al controllo a distanza, fu netto il NO dei lavoratori che, sotto ricatto occupazionale, con dignità, rispedirono al mittente una proposta irricevibile. Decisamente ignobili le reazioni della politica il giorno successivo al licenziamento, tra cui il ministro Calenda e i suoi sottoposti, furono colpevolizzati i lavoratori per il proprio licenziamento mettendo alla gogna mediatica le RSU che, rispettando il mandato della maggioranza dei lavoratori, non apposero nessuna firma su quell’accordo della miseria. Dopo il licenziamento è continuata senza sosta la lotta dei lavoratori e lavoratrici Almaviva, sono state molte le iniziative organizzate, ed importante è stato lo scambio di sostegno con i lavoratori di Alitalia durante le manifestazioni. Mentre politici e sindacalisti di professione cercarono di utilizzare la storia “Almaviva” come spauracchio durante il referendum in Alitalia, i lavoratori della ex compagnia di bandiera, da quella vicenda, ne trassero invece un esempio di dignità e dissenso. I lavoratori e le lavoratrici Almaviva hanno impugnato il loro licenziamento e il comitato ex Lavoratori Almaviva ha aderito al coordinamento lotte unite romano (CLU)


Per quanto riguarda GSE ci troviamo di fronte ad una terziarizzazione di attività in cui vediamo appaltare di volta in volta a società terze il servizio clienti del contact center, passaggi che negli anni non hanno garantito ai lavoratori il normale riconoscimento dei livelli di inquadramento e dell’anzianità servizio. Ora siamo arrivati addirittura ad un affitto di ramo d’azienda da parte di una società attualmente in fallimento, ma il “paradosso” vuole che il nuovo bando emesso da GSE per il servizio del contact center, se lo sia aggiudicato niente di meno che Almaviva. Da subito è stata dura la reazione dei lavoratori e lavoratrici, che stanchi dei vari passaggi di appalto, che li vedeva sempre di più impoverirsi di diritti e salario, ora con Almaviva hanno raggiunto l’apice. Memori delle pratiche di Almaviva nel gestire le relazioni con i lavoratori, la società di call center non si smentisce e vorrebbe imporre ai lavoratori e lavoratrici del contact center di GSE le dimissioni, per poi essere riassunti da lei stessa per poter continuare a lavorare.  Da lì è partita una dura lotta che ha visto protagonisti i lavoratori e lavoratrici che sono riusciti, all’unanimità,  a scioperare ad oltranza fino a 15 giorni. Anche i lavoratori e lavoratrici del contact center GSE hanno aderito al CLU e hanno intrapreso una percorso legale per interposizione fittizia di manodopera.

 
La situazione del call center Transcom (multinazionale del settore) di Bari comincia a prendere una brutta piega per i lavoratori e le lavoratrici nel 2015 quando la società decise di dividere, attraverso una scissione, le attività (commesse) pubbliche da quelle private selezionando, a suo piacimento, i dipendenti che sarebbero passati a lavorare chi nell’una chi nell’altra attività. Nel 2016 “scade” la commessa pubblica più grande, INPS-INAL, e nonostante ciò la Transcom invitò circa 120, tra lavoratori e lavoratrici impiegati nelle commesse private, a passare nel ramo aziendale che si occupa tutt’ora del pubblico, dove il termine della commesse INPS-INAL non garantirebbe la continuità delle attività. Questo passaggio venne gestito attraverso dei job opportunity, dove praticamente furono i lavoratori a  presentare domanda di trasferimento con tanto di C.V., ma 16 lavoratori e lavoratrici, eroicamente, non aderirono a questo invito rifiutando di fatto il passaggio nel settore commesse pubbliche! Anche in questa vicenda appare l’ombra oscura di Almaviva: mentre a dicembre era in corso la trattativa per la sede di Roma, conclusasi con 1666 licenziamenti, nella sede di Lecce della Transcom operavano 300 interinali sulla commesse INPS in capo ad Almaviva Roma che da lì a breve chiuderà la sede capitolina, ora questa stessa commessa sta passando di mano ad Almaviva Napoli, sede in cui i lavoratori e lavoratrici hanno accettato lo stesso accordo respinto dai colleghi e colleghe di Roma. A maggio 2016, guarda caso ai 16 lavoratori e lavoratrici, gli viene recapitata una lettera di trasferimento presso la sede di Lecce senza una ben definita giusta motivazione, infatti lo possiamo definire un vero e proprio licenziamento mascherato, ma i “16”  non demordono, aderiscono al Fronte di Lotta No Austerity e sono molte le iniziative messe in campo tra presìdi e scioperi, fino ad arrivare anche loro alla via legale, impugnando i trasferimenti nel tentativo di dimostrare la loro illegittimità.

 
Questi sono i racconti di differenti realtà dei call center che in ogni ambito parlano però la stessa lingua, che è quella dello sfruttamento a danno dei lavoratori, e degli appalti e denaro pubblico sottratto alla collettività, ma parlano anche di dignità, lotta e solidarietà. Non a caso in tutte e 3 le vicende raccontate, i lavoratori e le lavoratrici fanno parte di coordinamenti di lotte in cui aderiscono altre realtà di territori e settori differenti, da queste 3 realtà abbiamo molto da imparare, il coraggio, la tenacia  ma soprattutto la solidarietà e il sostegno reciproco. Sono stati molti gli scambi di solidarietà tra le lavoratrici Almaviva, GSE e Transcom, hanno ben capito che le lotte vanno affrontate unitariamente anche se aderenti ad organizzazioni differenti. Sono poi arrivate finalmente le prime vittorie, la prima il 16 novembre presso il tribunale di Roma è di 153 ex lavoratori Almaviva a cui è stato riconosciuta la illegittimità del licenziamento perché avvenuto sotto ricatto salariale. Una vittoria storica che riporta la questione a quella maledetta notte di dicembre dove i lavoratori e lavoratrici Almaviva avevano ragione da vendere e ora si sono presi la loro giusta rivincita. La battaglia però non è terminata, Almaviva non ha tardato molto a rispondere pubblicamente al risultato della sentenza, dichiarando sia la legittimità del proprio operato durante i licenziamento collettivo, sia che impugnerà l’ordinanza  per ribaltarla mentre, nel frattempo, reintegrerà i 153 lavoratori e lavoratrici presso le sedi disponibili al di fuori Roma, che considera definitivamente chiusa. Altra vittoria subito a seguire il 17 novembre, sempre presso il tribunale di Roma, riguarda i lavoratori e le lavoratrici del contact center GSE. Il giudice dichiara illecito l’appalto costituendo di fatto il rapporto di lavoro tra i lavoratori e la GSE dal primo contratto stipulato, cioè dal 2010. Anche qui dopo anni di mancati riconoscimenti e continui ricatti i lavoratori e lavoratrici si sono portati a casa la loro belle rivincita.
Non c’è due senza tre, eh già, per concludere in bellezza questa bellissima storia mancherebbe solo la grande vittoria delle lavoratrici della Transcom, le quali in questi giorni stanno subendo l’ennesimo sopruso : sono tenute fuori dalla propria sede di lavoro perché dichiaratamente considerate “indesiderate. Per queste compagne va assolutamente concentrato tutto il nostro sostegno per far sì che gli venga riconosciuto illegittimo il loro trasferimento.
Per concludere, crediamo che questa esperienza ci deve rendere, necessariamente consapevoli del fatto che tra i lavoratori e le lavoratrici del settore call center, ma telecomunicazioni in generale, sia al più presto necessario organizzare un coordinamento più ampio possibile tra le varie realtà combattive già esistenti o in fase  embrionale, per tentare di fare un fronte comune contro queste pratiche di ricatto, oppressione e sfruttamento.
Le relazioni tra i colleghi e colleghe Almaviva, GSE e Transcom sono senza dubbio un buon punto di partenza e la loro esperienza va sostenuta e rilanciata.
 
Uniti si può uniti si vince!


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
URL di riferimento: http://frontedilottanoausterity.org/index.php?mod=none_News&action=viewnews&news=1511355944