Un anno fa... Una campana che suona ancora




“E così non chiedere mai per chi suona la campana...essa suona per te” . Così recitava la prefazione del famosissimo romanzo di Hernest Hemingway , adattandosi stupendamente allo scenario di cruenta guerra civile spagnola descritto nel libro .
Il guaio è che quella prefazione non ha niente di obsoleto , al contraro è attualissima , perchè la guerra c'è ancora . Una guerra combattuta ad armi impari da parte dell'organizzazione criminale più grande ed agguerrita del mondo , il capitalismo , nei confronti dei lavoratori e di tutta la condizione di vita del genere umano .
Un anno fa la campana suonava , in quel di Piacenza per Abd el-Salām el-Danaf, 53 anni, egiziano, padre di cinque figli, operaio; ma un operaio che, in Egitto, insegnava. Faceva il professore.
 La città di Piacenza è uno dei principali poli della logistica in Italia; la logistica (termine di precisa derivazione militare) è quella cosa per la quale tutti noi -ad esempio- ci riempiamo il frigorifero, la casa o l'azienda di prodotti. Le merci sono sì prodotte con sfruttamenti vari, ma poi qualcuno le deve pure portare a destinazione, trasferendo così quegli sfruttamenti vari dalla produzione alla distribuzione. Quando si entra nel bel supermercato, ipermercato, centro commerciale così ben fornito, lo si fa a partire dalle otto di mattina; nessuno ci va alle tre o alle quattro di notte, quando i camion con tutto il nostro bendiddìo arrivano da chissà dove da qualche centro o polo di smistamento logistico.

Non si vedono mai questi enormi magazzini logistici. Di solito non stanno nelle grandi città, ma presso città piccole o medie, un po' fuorimano, tranquille ma situate in posizione strategica (ancora una volta un termine militaresco) rispetto ai grandi centri di produzione, specialmente nel Nord Italia. Piacenza è una di queste, e forse la maggiore per tale settore decisivo nella catena delle merci. A Piacenza ci sta, ad esempio, la GLS, vale a dire General Logistic Systems, un colosso multinazionale del settore logistico.

In Italia, il settore della logistica è, come dire, in fermento da anni. Diciamo così. Il fatto è che le condizioni di lavoro in quel settore sono, come dire, problematiche – tanto per usare un eufemismo , come fa di solito chi non vuol dar fuoco alle polveri . E invece di una polveriera si tratta, e da molto tempo; tant'è che la logistica, in Italia, è in agitazione da tempo, ed è un'agitazione che coinvolge -come detto- un settore assolutamente decisivo. Senza la logistica, insomma, le merci rimarrebbero nelle fabbriche, e supermercati e frigoriferi resterebbero vuoti

Il fattò è che questo settore logistico in agitazione pressoché permanente sta sconvolgendo un po' tutto, e specialmente certi discorsi che vanno per la maggiore (ottenendo peraltro qualche vittoria della quale, generalmente, si sa molto poco). Forse qualcuno ignora , ad esempio, che nel settore logistico, dove lavorano moltissimi immigrati a fianco degli italiani, le lotte sono state e sono condotte senza fare nessunissima distinzione tra italiani e stranieri . In pratica, e traducendo: il vero straniero ha ricominciato a essere il padrone. Brutto affare, per il padrone e per i suoi scagnozzi, tipo i nazisti della Lega , i fascisti cosiddetti “sociali” e quelli meno sociali  e i democraticissimi portaborse del PD. Naturalmente, padronato e borghesia rispondono con i loro mezzi usuali: polizia, repressione, servi di qualsiasi natura.

Scioperi, picchettaggi, lotte presso quegli sconosciuti e enormi magazzini che noialtri non vediamo mai. E scontri, manganellate, spari, arresti, fogli di via. Ecco, in soldoni, la logistica; ed ecco quel che sta accadendo senza che se ne parli troppo.

Il 14 settembre 2016, l'operaio egiziano Abd el-Salām el-Danaf sta effettuando assieme ai suoi compagni di qualsiasi nazionalità un picchettaggio durante una manifestazione sindacale nel piazzale di carico e scarico della GLS, a Piacenza, presso il Polo Logistico delle Mose. Vale a dire: a Piacenza c'è una zona intera, Le Mose appunto, interamente occupata dalla logistica. Ad un certo punto, nel piazzale intende entrare un enorme camion; i compagni di lavoro di Abd el-Salām el-Danaf dicono che il camionista viene esortato, incitato, che gli viene ordinato da alcuni dirigenti dell'azienda a forzare il picchettaggio. Il camionista lo fa; l'operaio Abd el-Salām el-Danaf viene schiacciato dal camion e muore.
Sono circa le 23,45. Abd el-Salām el-Danaf lavorava per una delle tante società appaltatrici di servizi per la multinazionale GLS che stava manifestando per i diritti di suoi colleghi. Infatti l’azienda aveva disatteso accordi sindacali per 13 persone. Il picchetto, finito in tragedia, è nato dopo un’assemblea sindacale che ha generato uno sciopero di otto ore e una trattativa, notturna, con l’azienda. Il fallimento della trattativa ha spinto il sindacato e i lavoratori ha trasformare lo sciopero in picchetto. Per evitare che il picchetto bloccasse il viaggio dei camion e gli interessi dell’azienda, raccontano gli operai, un preposto di GLS ha iniziato a incitare il camionista a muoversi e partire. Così il TIR si è mosso, ha colpito il 53enne e poi l’ha trascinato per 4/5 metri e infine schiacciato. Un altro facchino è stato ferito, lievemente per fortuna. Il fratello dell’uomo ucciso, Elsayed el-Mongi Ahmed el-Danaf, afferma: «Non è la prima volta che ci hanno minacciato per le nostre lotte, spesso ci dicevano andate via, andatevene, non siete i benvenuti». E aggiunge «Antonio Romano è uno dei responsabili della GLS di Piacenza ed è lui che diceva all’autista di andare avanti. Diceva all’autista: Se qualcuno va davanti al camion schiaccialo come un ferro da stiro. Poi ci penso io. Il camionista così è andato avanti, perché ha ascoltato le parole del responsabile, provando a spaventare mio fratello, però l’ha colpito per poi farlo cadere e schiacciarlo».

La “verità” della magistratura inquirente è, ovviamente, diversa. Per i magistrati, si è trattata di una disgrazia ed il fatto viene derubricato come “omicidio stradale”, come ce ne sono tanti. Come si vede, c'è una enorme distanza tra le due versioni. Quella tale distanza che c'è tra la voce operaia e la voce del padrone; solo che la voce operaia è decisamente più debole, e spesso attraversata un po' più del dovuto da quella del padrone, con accondiscendenza e, a volte, persino complicità. La voce operaia è stata ridotta da precise responsabilità , del nemico di classe , ma anche e soprattutto da chi quella voce doveva difenderla e ingigantirla , a una specie di rumore di fondo. le lotte della logistica hanno provato e provano a spezzare questo rumore di fondo con un urlo assordante . Per questo è stata spezzata la vita di un operaio che scioperava.

Abd el-Salām el-Danaf era una persona dotata di cultura, e soprattutto di una precisa coscienza di classe. Militante sindacale. In Italia, nel 2016, si è riaperto il conto dei lavoratori e delle lavoratrici ammazzati durante uno sciopero o una manifestazione sindacale. E' tornato il '900.

Però, che questo '900 è tornato lo si è visto, con scarsissima informazione e copertura, anche da un altro fatto. Ad esempio, l'immediata reazione spontanea di una marea di fabbriche. Il giorno stesso si ferma la SAME di Treviglio; il giorno dopo la GKN, la Piaggio di Pontedera, la Oerlikon di Torino, la Electrolux, la Motovario. A Modena si ferma persino la Ferrari, assieme ad altri stabilimenti del gruppo FCA (l'ex Fiat, insomma). Scioperi spontanei, mentre la USB indice lo sciopero del settore della logistica con blocchi e presidi a tutti gli stabilimenti GLS. Scende in sciopero anche la Filt-CGIL della Lombardia. Da sottolineare, però, un'ulteriore certa distanza tra la reazione di parecchie strutture della CGIL ed alcuni suoi dirigenti: il segretario della Filt nazionale, ad esempio, afferma che i lavoratori avrebbero dovuto evitare di chiamare in causa il Ministero degli Interni in quanto, secondo lui, “Gli appalti della logistica sono soggetti a azioni non regolamentate e violente quali blocchi illegittimi e selvaggi delle attività”. Parole di un dirigente sindacale di “sinistra”, non so se ci siamo capiti. O forse ci siamo capiti anche troppo bene.

Sabato 17 settembre 2016, a Piacenza, viene indetta una grande manifestazione di protesta e di solidarietà per l'assassinio dell'operaio Abd el-Salām el-Danaf, alla quale prendono parte migliaia di persone, di lavoratori, di cittadini arrivati da tutta Italia. E' una giornata di fine estate, ma ancora caldissima, e che poi si scioglierà in un acquazzone. Nei due giorni prima, a Piacenza, piccola città tranquillissima, scoppia il terrore: una manifestazione del genere non si è mai vista, da quelle parti. Arrivano gli operai, arrivano i centri sociali, arrivano naturalmente anche i black bloc a pullman interi, a trenate. Nei giorni precedenti, il sindaco di Piacenza (del PD) è nel panico e, coadiuvato dalla stampa, invita i commercianti alla serrata. I commercianti rispondono alla perfezione: a Piacenza non c'è un negozio aperto nemmeno a cercarlo col binocolo. Le strade sono pressoché deserte mentre il grosso corteo si muove e procede dal piazzale della Stazione ferroviaria.
Si manifesta, ma non solo. E' una risposta di classe, che supera persino i confini delle organizzazioni sindacali e di certi loro indicibili dirigenti. Supera, soprattutto, le nazionalità e le “religioni”. Ci sono i bergamaschi che scioperano e manifestano per un lavoratore egiziano che riconoscono come loro compagno, per un professore passato dalla distribuzione di cultura a quella dei pacchi. Per un lavoratore ammazzato dal capitale, non per un “immigrato” o quant'altro. La propaganda razzista va a farsi fottere, però a Piacenza si avanza nel deserto. Fa caldo e qualcuno ha sete, si vorrebbe comprare una bottiglia d'acqua. Ma tutto è chiuso, tranne, si pensi un po', un “fast food” della catena Burger King. Il quale fa soldi a palate esaurendo le scorte di bottigliette d'acqua minerale distribuitegli sicuramente da qualche azienda logistica e forse, chissà, dalla stessa GLS. Viene da pensare che avrebbe potuto portargliele, quelle bottigliette, persino Abd el-Salām. Non succede naturalmente niente durante il corteo, “scortato” da forze di polizia che nemmeno ci fosse stata la rivoluzione in corso.

Abd el-Salām ammazzato per profitto. Abd el-Salām ammazzato dal capitale. Nessuno striscione, nessuna “verità per” o “Truth for”, come va tanto in voga nei casi di palese ingiustizia tra la cosiddetta “società civile”
 
A Bologna, qualche giorno dopo, viene occupato un immobile e ne viene fatto uno Spazio sociale liberato che viene intitolato a Abd el-Salam el-Danaf. Ma a "ricordarlo" degnamente e ancora di più, ci pensa, come sempre, la polizia dello stato italiano. Il 28 febbraio l'Abd el-Salam viene sgomberato manu militari.
E allora quella campana che continua a suonare per chi suona oggi?

Suona per tutti coloro che condividono la fatica , le umiliazioni e i ricatti , da buio a buio.
Suona per tutti coloro che un lavoro non ce l'hanno
Suona per tutti gli studenti che niente impareranno e un lavoro dignitoso non avranno
Suona per chi una casa non ha e non avrà
Suona per tutti quei dirigenti sindacali arroccati nella loro burocrazia e nella loro vuota autoreferenzialità
Suona così forte che questi ultimi dovranno assumere per forza una nuova consapevolezza , se non vorranno che una antica forza, evidentemente per loro nuova, la classe operaia, al fin della licenza, non li spazzi via prendendoli a calci.
Abd el Salam...perdonaci!
La campana suona per tutti noi!
 
 
“e così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana...essa suona per te” (John Donne)


Articolo tratto da: Fronte di Lotta NO AUSTERITY - http://frontedilottanoausterity.org/
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